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giardino romantico
Nel 1827 la marchesa Ippolita Levizzani, vedova
del conte Cristoforo Munarini Sorra, avvia i lavori
di trasformazione del giardino formale in giardino
all’inglese, di gran voga a quel tempo. Il
progetto generale è affidato al Direttore
dell’Orto Botanico dell’Università
estense, il prof. Giovanni de’ Brignoli di
Brünnhoff che, oltre all’immancabile
lago irregolare, vi fa costruire, con l’ausilio
del conte Prospero Grimaldi, la “povera
stanza di un romito” al cui interno
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cela la “opulenta sala” del Kaffeehaus,
ove “un nembo di sottilissimi spruzzi d’acqua
ti assale d’improvviso”. Nel Kaffeehaus,
oltre agli scherzi d’acqua, agli ospiti sono offerte
la sosta e le “fumanti americane spume”.
A Brignoli si succedono numerosi progettisti locali. Il
paesista bolognese Campedelli, a cui si devono i “simulati
avanzi delle Terme, giacenti sulla riva del lago”,
il finto “abbandonato scalo” e la terrazza,
la cui parte sottostante è raggiungibile percorrendo
un suggestivo sentiero scavato nel terreno e dalla quale
si può godere di una delle vedute più suggestive
del parco. Il paesista modenese Tommaso Giovanardi, ideatore
delle false rovine medioevali (il cosiddetto “smantellato
castello” e le “merlate muraglie”),
comprendenti un ponte levatoio (perduto) e due
torri, collocate sulla ricostruita montagnola, che fungono
da belvedere. Lo scenografo Camillo Crespollani, artefice
della grotta posta sotto le rovine del castello, realizzata
da Carlo Stancari di Gaggio. L’ingegnere bolognese
Cesare Perdisa, progettista dell’aranciera
neogotica edificata nel 1842, caratterizzata da undici ampie
arcate a sesto acuto e destinata ad ospitare vasi di agrumi
e piante esotiche di particolare pregio e rarità.
A completamento del giardino si realizzano, tra l’altro,
le due isole dei cani, che richiamano “all’animo
l’idea della mestizia e dell’abbandono”,
la capanna
“peschereccia”, a fianco della
quale era ormeggiata la barca che nelle “sere
ridenti salpò al sereno lume di estiva luna quelle
acque”, carica “di amabili donne, e
di fiorente gioventù” e la capanna del
cacciatore, della quale oggi non rimangono che poche tracce.
Nel giardino di villa Sorra, per volere della marchesa Ippolita,
compare quasi tutto il repertorio del giardino romantico
secondo i precetti divulgati in Italia, tra gli altri, da
Ercole Silva e da Luigi Mabil. Il giardino di villa Sorra,
sicuramente uno dei più prestigiosi esempi di parco
“all’inglese” presenti in Italia,
esercitò sin dalla sua costruzione un forte richiamo,
tanto che, nel 1852, si rese necessario dettare norme per
la visita dei “forestieri che potessero intervenirvi”.
La ristrutturazione ottocentesca del giardino è rimasta
sostanzialmente immutata sino ai giorni nostri. Del giardino
formale rimangono la peschiera, i canali laterali e, in
prossimità dell’ingresso, nella parte vicino
alla villa, tracce della preesistente partizione geometrica.
Inoltre, in un’ampia fascia esterna, in corrispondenza
di due vecchi pioppeti coltivati, sono cresciute diverse
specie vegetali che hanno dato vita ad un interessante complesso
botanico in spontanea evoluzione.
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