l
giardino settecentesco
Quasi contemporaneamente alla villa viene costruito
il giardino formale, raffigurato nelle tempere un
tempo presenti nella saletta settentrionale, la
cosiddetta “Camera dipinta a giardino”,
ora custodite nei depositi dei Musei Civici di Modena.
Perno dell’organizzazione formale della tenuta
Sorra è il centro del salone ovato della
villa. Da esso si dipartono quattro assi prospettici
orientati geograficamente. |
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Un grande asse, rappresentato da una strada delimitata da
olmi (il cosiddetto “cavedagnone”),
dirige verso Modena, riferimento per il disegno e l’organizzazione
dei fondi; dalla parte opposta, l’asse si protende
a levante verso Bologna, ove si sviluppa il giardino che
termina nella montagnola-belvedere circondata dalle acque.
Gli altri due assi, in direzione nord-sud, raccordano la
villa agli altri terreni della tenuta agricola circostante.
L’area del giardino, perimetrata all’uso antico
da fossati d’acqua, è suddivisa in otto stanze
verdi delimitate da alte siepi. Il lungo
viale prospettico che si diparte dalla villa si interrompe
nei punti d’intersezione di due viali ortogonali che
scandiscono lo spazio del giardino. Nel primo crocevia si
apre una ampia piazza contornata da siepi foggiate a nicchie
e cupole, sorta di salotto
en plen air. Al centro del secondo crocevia
è collocata una peschiera
di forma ovale, tutt’ora esistente, ornata, durante
la bella stagione, da vasi in terracotta contenenti preziose
piante di agrumi. Il viale centrale, di poco superata la
peschiera, si prolunga in un canale d’acqua che conduce
al punto conclusivo del giardino, organizzato a montagnola-belvedere
e posto su di un’isola di forma regolare. Ad esso
si accede via acqua mediante un approdo centrale, a scalinata,
sovrastato dall’edicola che incornicia la statua di
Diana “divina abitatrice de’ boschi”.
Dall’approdo, ai lati dell’edicola, si diparte
una doppia scalea che conduce al padiglione vegetale, punto
terminale del percorso dal quale si godeva della vista sul
giardino e si dominavano i terreni della tenuta agricola
dei Sorra. Dalla sommità del belvedere, nelle giornate
limpide, era possibile osservare gli abitati di Modena e
Bologna, sorta di collegamento ideale, carico di valenze
simboliche, tra il Ducato Estense e lo Stato Pontificio.
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